_CANZONI STUPEFACENTI

Sono nato nel 1973 in Sardegna e nel pieno degli anni ottanta ho trascorso la mia adolescenza, per poi affacciarmi nei novanta in attesa della comparsa del nuovo millennio. Mode e correnti giungevano sempre in ritardo rispetto alle regioni del continente italiano e difatti, con qualche differimento, arrivarono anche le droghe pesanti. Una volta approdate nell’isola fecero le loro piccole stragi, con un picco negli anni ’80 riguardante l’eroina, ora nuovamente di moda. L’argomento tossicodipendenza toccò tutti quanti, più o meno direttamente, e forse fu anche una questione di fortuna l’esserne usciti indenni, senza troppi strascichi.
Nel tempo ho scritto diverse canzoni che affrontano la questione, spesso immaginifiche, ma che attingono a piene mani dal mio passato, strappando i volti per appiccicarci maschere e renderli irriconoscibili. Qualcuno si salvò, qualche altro si salvò morendo, altri ancora, non più ragazzi, vagano dentro e fuori quella specie di limbo.
Dovendo lavorare oggi a un concept sulla tossicodipendenza, probabilmente ambienterei la storia nel bosco di Rogoredo a Milano.

“Portacenere”, 1994: E domani, incatenato dalla nostalgia / ti immaginerò naufrago in questa melodia.

“Per la strada”, 2017: Per la strada incontrai un ragazzo drogato / spiegò, con la morte ho fatto un patto / mi mostrò le braccia, questa è la mia scelta / muoio un po’ ogni giorno, poco a poco / e tu invece tutto d’un colpo.

“Per un amico”, 1995: Qualcuno mi ha detto / che ti hanno visto / bucarti le braccia / in un gabinetto.

“Giuly”, 1995: Giuly ora dorme / il suo letto come una fortezza / protetta dalla tentazione / una ferita nella mente.

In “Rumoroso silenzio”, del 1995, ci sono alcune comparse rappresentate da delle bestie, come la scimmia sulla schiena, somigliante a quella di cui scrisse William Burroughs, l’avvoltoio e il coccodrillo (quest’ultimo si riferisce alla desomorfina).: Si è presa la luce / che brillava nei tuoi occhi / la scimmia sulla schiena / che decide i pensieri.

Di questo pezzo, Michele Uccheddu fece un arrangiamento sperimentale con la musica elettronica.

“Brutte compagnie”, 2001: Pino si buca da qualche anno / e rincorre l’orizzonte / quando prova a smettere / lo bracca la paura.

“Ada senza colore”, 2007: Un vomito di vita / che lascia accasciato / arriva Ada senza colore / ti stringe a sé senza più colore.

La più ermetica di tutte, “Favola metropolitana”, la scrissi nel 2010 e la inserii nell’album Girotondo: Quando il mugnaio s’impiccò / il bambino con la barba / fumava cristalli di crack / sulle scale del metrò.