_IO E DON GALLO

IO E DON GALLO

Don Andrea Gallo era il cosiddetto prete da marciapiede, sempre dalla parte degli ultimi, degli emarginati, delle puttane, dei tossici, dei ladruncoli, uno dei fondatori della comunità San Benedetto al Porto di Genova.Alla fine del 2009, grazie a un amico libertario facente parte di una compagnia teatrale, fui proposto a Don Gallo, in vista delle date isolane dello spettacolo “Angelicamente anarchico” tratto dalla sua autobiografia e curato da Cinzia Monteverdi. Il mio ruolo sarebbe stato quello di suonare alcune canzoni di Fabrizio De André, suo amico fraterno, per intermezzare il monologo.
Mi disse che avrebbe voluto che interpretassi “Il pescatore”, “Fiume Sand Creek”, “Il cantico dei drogati”, alle quali aggiunsi alcune variazioni sul tema di “Crêuza de mä” per chiudere lo spettacolo. Fu del tutto inutile fargli notare che “Il cantico dei drogati” aveva una complessità estrema per via dell’arrangiamento orchestrale, che avrei avuto difficoltà enormi nel trasporre e adattare l’accompagnamento per sole due chitarre e voce. Alla seconda chitarra c’era Andrea Cappai, collaboratore di vecchia data.
Il primo incontro faccia a faccia avvenne nella reception dell’albergo in cui eravamo entrambi alloggiati, incastonato tra i meravigliosi tacchi rocciosi affioranti di Ulassai. Io e il mio gruppo cercavamo le scale per andare a sistemarci in camera, lui col sigaro in bocca si faceva accompagnare a fare due passi dal suo esiguo staff. Ci presentammo e lì per lì mi disse di aver pensato a delle altre canzoni da inserire nello spettacolo, ma gli spiegai che non ero assolutamente in grado di fare altro se non quello che avevo studiato e provato fino a quel momento. Ci lasciammo per darci appuntamento per pranzo e uscì con Marco, un tossico della comunità San Benedetto al Porto, così lo definì.
Alcuni particolari di quell’incontro li raccontai a Paolo Finzi, amico di Don Gallo, uno dei redattori di A-Rivista Anarchica, che riassumemmo in un breve articolo: Io (ateo) e Don Gallo.
Fra i tanti argomenti che sfiorammo nel corso del pomeriggio si parlò anche di religione cristiana: era evidente che Don Gallo fosse un anarchico cristiano, antifascista fino all’osso. Sapeva argomentare di tutto, con solide basi culturali. Nello spettacolo serale, davanti a cinquecento persone, parlò fondamentalmente di anarchia e di anarchici, spiegando al pubblico che gli anarchici non sono quelli delle bombe, bensì gente molto coerente che vorrebbe un mondo migliore, più libero, più giusto e solidale; appunto, come quello che egli, da prete, predicava, molto simile al sogno del suo superiore Gesù Cristo.
Prima del sound-check, nei camerini, gli feci sentire “Buon vento”, che apprezzò. Poi mi chiese di accennare “Il pescatore”, che confessò essere la sua canzone preferita, perché De André coniugava il pensiero anarchico con quello cristiano.
Fu quella la mia prima esibizione in pubblico come cantautore, nonostante suonassi pezzi non miei, ma già con una barca di canzoni imbastite nei quaderni.
Dopo quell’incontro scrissi “Il Gallo canta”, canzone che chiude l’album Girotondo, di cui Don Gallo è il regista occulto; gliela avrei fatta sentire quando sarei andato a Genova, invito che mi fece, ma che rimandai talmente tante volte da vanificarlo.
Nel maggio del 2013, mentre stavo per presentare il mio secondo album, giunse la notizia della morte di Don Gallo.

Di certo un porto
ti accoglierà
sigaro in bocca
e sarà un buon vento
sarà un buon vento
Un odore acre
di libertà
fino ai caruggi
e il Gallo canta
la notte infranta