Il racconto di Giovanni Dessole su La Nuova Sardegna

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Nicola Pisu: ho ritrovato le mie “Canzoni sparse”, le miglioro e riparto da qui
di Giovanni Dessole (La Nuova Sardegna 24/11/2018)

C’è qualcosa che abbraccia ed è avvolgente fra le undici tracce di “Canzoni sparse”, ultimo lavoro in musica cesellato ad arte da Nicola Pisu da Serrenti, voce di Sardegna che con grande garbo e ricercatezza pesca fra gli appunti, i vecchi lavori e le stanze della memoria riaccendendo la luce su canzoni già scritte, cantate e suonate ma meritevoli di riproposizione e, meritatamente, d’attenzione. Pensieri sparsi che corrono negli anni fra incontri – da Niffoi a Don Gallo a Max Manfredi -, spartiti e corde di chitarra, elementi che il cantautore e musicista classe 1973 padroneggia e plasma grazie all’ispirata riflessione, all’influenza dell’autoralità italiana, alla passione per Lou Reed e al piacere di un leggere che pervade e permea il suo essere artista. Certo, Nicola Pisu ne ha fatta di strada: la musica lo cattura da giovane, gusti e gusto s’affinano con lo scorrere degli anni, delle note, della puntina sul nero vinile e delle tracce in digitale che raccontano il presente e raccolgono un passato nemmeno tanto remoto. Nel 2008 le righe d’un romanzo di Salvatore Niffoi lo catapultano ad “Abacrasta e dintorni” – titolo del suo primo album – esperienza musicale liberamente tratta dal libro “La Leggenda di Redenta Tiria” che gli è valsa i complimenti dell’autore, arrivati per telefono in un giorno d’aprile. E il paesino di Abacrasta ritorna ancora ad animare gli spazi e la terza traccia in “Canzoni Sparse” (“Tanche brulle + Abacrasta”) solo una delle piccole rilucenti perle che allo schiudersi dello scrigno abbagliano l’ascoltatore. Non serve spoilerare, le canzoni sono note ma vengono riproposte in una nuova veste audio, ancora più bella, elegante, familiare. Dall’apertura affidata a “Monsieur il mago” a “Toro Capovolto” che rimanda a De Andrè, dalla bellissima “La strega della guerra” sino alla chiusura con “Maria Maddalena che piangeva nell’oceano”. Nel baule di casa Pisu ci sono già 13 singoli, fra cui due suggestivi adattamenti a libera traduzioni di canzoni come “Who by fire” di Leonard Cohen e “I hope that i don’t fall in love with you” di Tom Waits. E ci sono anche altri quattro dischi, a referto: “Abacrasta e dintorni” (2008), “Storie in Forma di Canzone” (2013), “Girotondo” (2014) e “Canzoni da solo” (2016). Dischi pronti a diventare materialmente cinque con “Canzoni sparse”, che già può essere prenotato e ricevuto a domicilio scrivendo all’indirizzo info@nicolapisu.it. «Il titolo cita in modo inappropriato, senza alcuna pretesa o similitudine, il sonetto che apre il Canzoniere di Petrarca: voi ch’ascoltate in rime sparse il suono – spiega Nicola Pisu -. In parte si tratta di una raccolta di canzoni che attinge dalle pubblicazioni ufficiali, da non confondere però con un lavoro auto celebrativo, un’antologia o una summa di chissà che: l’idea iniziale era quella di far suonare meglio alcuni pezzi, di restaurarne il suono. Quindi, per certi versi, è una silloge di canzoni spaiate, appartenenti agli album finora pubblicati o registrate successivamente e fatte uscire come singoli. Tutti i brani musicali sono stati remixati e rimasterizzati, taluni riarrangiati e ricantati. Più che una misera celebrazione di sé, a dieci anni dal primo album, “Canzoni sparse” rappresenta una sorta di punto zero, da cui ripartire o dove fermarsi definitivamente». Gli strumenti musicali utilizzati, le voci e i musicisti che hanno dato il loro contributo sono citati sul booklet la cui grafica è frutto dell’intuizione di Carlo Murtas. L’opera è stata registrata in gran parte ai Ropecave Studio di Roberto Corda, coproduttore dell’album.

Nicola Pisu intraprende e sviluppa il suo percorso artistico in Sardegna. Dal 2008 ha inciso cinque album: “Abacrasta e dintorni”, “Storie in forma di canzone”, “Girotondo”, “Canzoni da solo” e “Canzoni sparse” . Ha partecipato allo spettacolo “Angelicamente anarchico” con don Andrea Gallo. Sin dagli esordi le influenze letterarie hanno caratterizzato la sua poetica, come dimostrano le canzoni liberamente tratte dalle opere di scrittori come Niffoi, Dessì, Calvino, Massa e Fois. (g.d.)

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