_L’INCONTRO CON MAX MANFREDI

L’INCONTRO CON MAX MANFREDI

La prima volta che ci incontrammo di persona io, Max Manfredi e Federico Sirianni fu in un locale cagliaritano. Durante le prime battute di presentazione mi chiesero cosa facessi per vivere e risposi «L’ingegnere che vorrebbe fare il cantautore»; sorrisero e dissero che loro invece facevano i cantautori che vorrebbero fare gli ingegneri. Poi, tra un bicchiere di vino e un cent’erbe, facemmo i suoni sul palco per il loro no-genova tuor, che avrei aperto con qualche mia canzone.
Dal punto di vista artistico, seguo Max dai primi anni novanta, dalla sua “Via G. Byron, Poeta”, quando quella musica visionaria circolava per passaparola, fra appassionati di canzone d’autore.
Ho avuto il piacere di accompagnarlo alla chitarra durante qualche esecuzione in terra sarda e di approfondire, oltre che la sua conoscenza, il significato delle sue canzoni. Ricordo che a proposito di “Tabarca”, una delle mie preferite, precisò alcuni aspetti come il fatto che grigua, in genovese, è la lucertola, le legere i reietti, e che gli uomini di Tabarca, i quali dovevano astenersi dal sesso a causa di un editto che vietava il matrimonio (all’epoca in cui si riferisce la canzone, quasi esclusivamente strumento per la riproduzione), si consolavano suonando il violino e facendo ballare il macaco (metafora zootecnica per indicare la masturbazione).
L’incontro con Max Manfredi è stato per me molto formativo. Ho suonato con lui alcuni pezzi a Meana, alle antiche terme romane di Fordongianus e al Jazzino di Cagliari, insieme al fisarmonicista Alessandro Zizi e al pianista Alessio Pusceddu. Ritengo che sia uno dei migliori cantautori contemporanei e che abbia scritto canzoni degne di stare sul piedistallo in cui sono posati i gioielli della canzone d’autore di tutti i tempi; basti pensare a “La fiera della Maddalena”, la cui bellezza non sfuggì nemmeno a Fabrizio De André.
La retsina è un vino resinato greco, ma anche il titolo di una canzone di Max. Mi capitò di trovarlo in vendita in un supermercato e decisi di assaggiarlo, nonostante la mia predilezione per i rossi; lo misi a tavola a una temperatura di 9-10 °C, come suggerito nell’etichetta, lo versai nel bicchiere, lo degustai e lo gettai alla pianta del rosmarino. Non lo ritenni utilizzabile nemmeno per cucinare e da allora la retsina per me è solo il titolo di una canzone stupenda intrisa di poesia.
Non so se Max Manfredi​ sia un visionario, un poeta, un cantautore, ma di certo sa leggere con lucidità questi tempi moderni, ancor prima che si rivelino con tutta la bassezza che pare non avere fondo. Soprattutto, sono orgoglioso di conoscerlo di persona e di prendere da lui, a sua insaputa, lezioni di canzone d’autore.

Successo è participio passato,

l’importante è quello che succede.

 (Max Manfredi)