Ritengo giusto e inevitabile che alcune ricorrenze siano divisive: commemorando la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, la fine dell’occupazione nazista e la definitiva caduta del regime fascista, il 25 aprile vede da una parte gli antifascisti e dall’altra i fascisti; due parti, per definizione divise
Dal mio punto di vista, alcuni fatti e ricorrenze sono e devono restare divisivi: non vorrei mai essere accumunato a un fascista di quest’epoca, ma sempre alla sua controparte.
Oggi il fascismo non è questione di sola nostalgia, un fatto storico, come si tenta vanamente di archiviarlo. Se si preferisce chiamiamolo postfascismo, parafascismo o neofascismo, poco cambia. Esso si annida ancora nella società umana, ma indossa abiti diversi e di colore cangiante.
Preferisco le persone che dichiarano apertamente quello che effettivamente si sentono di essere.
È naturale che, a parte il dilavamento degli ideali, abbia ancora senso riconoscersi uomini e donne di sinistra oppure di destra, perché i secondi sostengono un pensiero le cui radici affondano nel ventennio fascista.
Io mi considero di sinistra in senso ampio (non nel senso dei partiti politici votabili) e sicuramente antifascista.
Qualora il 25 aprile diventasse non divisivo, condiviso unitariamente, rappresenterebbe il fallimento e la perdita dei principi che quella data rappresenta.
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