_ALI (NON SOLO) PER ALICE

ALI (NON SOLO) PER ALICE

“Ali per Alice” nasce nel 1998, quando vivevo a Cagliari. Allora ero uno studente universitario di ingegneria civile indirizzo strutture.
Uno dei miei tanti pomeriggi a perdere tempo, a rubare immagini al porto e a rovistare in qualche libreria o negozio di dischi usati, passando sotto i portici di via Roma, un ragazzo mi fermò e mi disse di essere sieropositivo ed ex tossicodipendente. Raccoglieva fondi a sostegno delle attività di una comunità, che si occupava appunto di tossicodipendenze e Aids. Mi raccontò la sua storia e la sua voglia di riscatto, di vivere una vita normale occupandosi di persone in difficoltà. Mi parlò della diffidenza e della paura che spesso leggeva negli sguardi delle persone che fermava per strada, nonostante il passato se lo fosse, in parte, lasciato indietro.
Mi diede qualche volantino informativo e decisi di acquistare qualcosa per sostenere l’associazione. Scelsi un libro illustrato, Ali per Addepos, che raccontava la favola scritta da una bambina di nome Alice, nata in una comunità per malati di Aids; il ricavato della pubblicazione era destinato all’associazione dei diritti e dei doveri dei sieropositivi e vittime dell’Aids fondata da Lucien J. Engelmajer.
Nei giorni seguenti scrissi una canzone a discapito dell’esame di Analisi Matematica 2.
Nel titolo che scelsi, “Ali per Alice”, la parola Ali rappresenta un ipocoristico del nome proprio Alice, ma soprattutto indica le appendici mobili che negli uccelli servono a volare.
Sarà forse, pensando ai significati del verbo volare in senso figurato, ossia al movimento nello spazio delle persone, che, quando mi capita di cantare quella canzone, i versi L’America è un brutto sogno / meglio stare tra le nuvole li sostituisco con L’Italia chiude i porti / meglio stare tra le nuvole.
È una piccola distorsione del testo, del suo significato originario, figlia di questi tempi, d’un Medioevo tardivo, dove alcuni valori, come la solidarietà, sono divenuti atteggiamenti da condannare al rogo.
Si pensi alle ONG che prestano aiuto nel Mediterraneo, al loro lavoro di salvataggio di vite umane che rischiano di affogare. E l’elenco di queste falsificazioni sarebbe lunghissimo e imputabile ai tanti Governi italiani che si sono succeduti negli ultimi vent’anni e oltre.
Quando scrissi questa canzone, Alice era una bambina che desiderava conoscere il mondo e comunicò questa ambizione con una favola.
Oggi Alice ha una trentina d’anni, ha studiato e lavorato per diversi progetti umanitari, dall’Africa al Sud America. Mi ha raccontato che sale spesso a bordo delle navi delle ONG per missioni di monitoraggio e soccorso.
Un giorno mi ha parlato di Riace, in provincia di Reggio Calabria, dove la raccolta dei sacchetti d’immondizia si faceva con gli asini, in quanto le stradine sono troppo strette perché possano passarci i mezzi pesanti.
Alice ha visto e toccato con mano tante contraddizioni e, se a sei anni sognava di conoscere il mondo, adesso è una donna che il mondo cerca proprio di cambiarlo. E qualche pezzetto l’ha già cambiato.
E allora, nessuna distorsione se scambio L’America è un brutto sogno / meglio stare tra le nuvole con L’Italia chiude i porti / meglio stare tra le nuvole.
“Ali per Alice” era nata per cantare la favola di una bambina e adesso ha per me il significato profondo di una canzone antifascista.

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