In una stanza spoglia, con il fumo che gira lento sopra un tavolo di legno, due chitarre appoggiate al muro e un bicchiere di vino rosso a metà, siedono uno di fronte all’altro Fabrizio De André e Nicola Pisu.
Fuori piove piano.
De André: Sai, Nicola… le canzoni migliori nascono quasi sempre da una ferita. Non da una vittoria.
Pisu: È vero. Però a volte nascono anche dalla terra. Dal vento. Dalla nostalgia di un posto che ti resta addosso pure quando te ne vai.
De André: La Sardegna, per te, non è solo un luogo.
Pisu: No. È una lingua dell’anima. Anche quando non la nomini. Tu invece hai dato voce agli ultimi… ai dimenticati.
De André: Perché gli ultimi raccontano la verità meglio dei vincitori. I santi mi hanno sempre interessato meno dei peccatori.
Pisu: Oggi però sembra che nessuno ascolti davvero le parole. Tutto corre troppo.
De André: Le parole resistono più della fretta. Una cattiva canzone muore in un’estate. Una buona canzone resta anche quando cambia il mondo.
Pisu: Eppure oggi molti scrivono per essere ascoltati subito.
De André: È il contrario di quello che dovrebbe fare un cantautore. Un cantautore dovrebbe avere il coraggio di essere lento.
(Silenzio. Si sente la pioggia battere sui vetri.)
Pisu: Tu credevi ancora nella poesia.
De André: Ci credo anche adesso. La poesia non serve a salvare il mondo… ma salva lo sguardo con cui lo guardi.
Pisu: Io penso spesso alle persone semplici. A chi lavora, a chi torna a casa stanco, a chi porta dentro malinconie che non dice.
De André: Ed è lì che nasce la musica vera. Quando una persona sente una tua canzone e pensa: “Questa parla di me”.
Pisu: Tu non hai mai avuto paura di andare controcorrente?
De André: Sempre. Ma il problema non è avere paura. Il problema è scrivere lo stesso.
Pisu: Oggi manca il silenzio. Tutti parlano.
De André: Infatti pochi ascoltano. E senza ascolto non esiste musica. Esiste solo rumore.
(Nicola prende la chitarra e accenna un arpeggio lento)
Pisu: Secondo te, cosa resta davvero di una canzone?
De André: Una frase. Un’immagine. A volte soltanto una crepa nel cuore di qualcuno.
Pisu: Allora forse vale ancora la pena scrivere.
De André: Vale sempre la pena scrivere… purché tu abbia qualcosa che faccia male abbastanza da diventare verità.
La pioggia continua.
Le due chitarre restano accordate nello stesso silenzio.
PS: So bene che l’intelligenza artificiale, presentata come “immateriale”, per ogni risposta che genera necessita di data center, energia, acqua e infrastrutture abnormi. Cercherò di smetterla di giocarci.
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