_FILASTROCCA DI FOTOGRAMMI

FILASTROCCA DI FOTOGRAMMI

“Filastrocca” è la seconda traccia dell’album Di un cantautore e d’altre storie. La voce di Max Manfredi ha fatto da cameo e il piano di Marco Spiccio ne ha disegnato i contorni. Altri musicisti hanno vestito questa canzone dal ritmo cadenzato, come una specie di cantilena che, con la scusa della leggerezza, racconta la vita di una donna di nome Ninna, in un piccolo paese, né monti né mare, con le strade strettissime, le case di pietra grigia, la campagna intorno ad assediarlo, colline tondeggianti somiglianti a mammelle, e le nuvole di mandorla sospinte dal maestrale. “Filastrocca” è come una sequenza di fotogrammi che, scatto dopo scatto, racconta l’esistenza di quella donna ormai anziana, vedova da giovane, che perse un figlio giovanissimo, crescendone altri tre da sola, e si dice sia la più abile nel fare certi dolci secchi, ricoperti di glassa, decorati d’oro e con la forma di animali.
La prima stesura di “Filastrocca” è di oltre una decina d’anni fa. Quando siamo entrati in studio di registrazione, avevo tante idee per il possibile arrangiamento, frutto di anni di pensieri. Tutti gli altri brani si vestivano naturalmente, quasi da soli, mano a mano che un musicista dopo l’altro metteva la propria parte a partire dalla mia solita preproduzione ‘chitarra e voce’. “Filastrocca”, invece, più si arricchiva e meno mi convinceva, fin quando Maspi mi inviò la parte di pianoforte da lui creata, come gli altri, sentendo la canzone nuda. Quella è stata la scintilla che ha fatto divampare l’incendio: ho eliminato un sacco di intuizioni embrionali per far posto all’andamento dettato dalla linea del pianoforte e alle dinamiche che aveva costruito. Anche i suggerimenti del maestro Vicidomini, che in questa canzone non ha suonato una nota, sono stati decisivi. A un certo punto erano talmente tante le parti strumentali che, per sfoltire e dare aria alla canzone, ho quasi rinunciato alla mia chitarra, ma non era sufficiente. Quindi mi sono dovuto arrendere e creare il “Tema di Filastrocca”: un intermezzo strumentale autonomo che raccoglie alcune parti musicali della canzone originaria, utile per ricostruire certi fotogrammi fissati nel mio immaginario di scrittore di canzoni. Poi, una volta registrato il pezzo mi sono sentito alleggerito, come se fossi il solo spettatore rimasto in quella sala cinematografica ormai vuota che ricordava gli ultimi fotogrammi che a scatti costruiscono la canzone, una delle tante, che pian piano si disferanno nel cinema della vita.

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