_LA FAVOLETTA DEI POVERI

LA FAVOLETTA DEI POVERI

È molto bello, potente e crudelmente vero lo scritto di Celestini che inizia con «I poveri erano così tanto poveri che presero la loro fame e la misero in bottiglia e se la andarono a vendere. Se la comprarono i ricchi, i ricchi che nella vita avevano mangiato di tutto, dal caviale ripieno all’ossobuco di culo di cane allo spiedo. Però la fame dei poveri in bocca non l’avevano assaggiata mai, così i ricchi se la comprarono. La pagarono bene e i poveri furono contenti e per un po’… per un po’ tirarono avanti. Poi i poveri tornarono ad essere poveri, così allora i poveri presero la loro sete […]». Finisce che vendettero la rabbia, l’orgoglio e la stessa povertà. Diventarono così tanto poveri da non possedere più nemmeno la loro povertà. In cambio ebbero dai ricchi, come una caramella, la libertà, ma da sola si rivelò inutile. Scriverci sopra una canzone, riadattando un poco il testo, riducendolo, mi è venuto naturale.

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