_LA MIA CHITARRA E UN FALSO RICORDO

La mia chitarra di fiducia, da circa 25 anni, è una Takamine EF261S-AN, realizzata artigianalmente negli stabilimenti dedicati alla serie professionale, in Giappone. Su questa cosa del Giappone ho dei dubbi perché, se è vero che la Takamine Guitars è stata fondata in Giappone una decina d’anni prima che nascessi io, nel retro della paletta ha il marchio CE.
Ha dimensioni ridotte e la spalla mancante, il top, ossia la tavola armonica, è in cedro massello con finitura satinata lucida, il fondo e le fasce sono in nato (un legno tropicale del sud-est asiatico, con le stesse caratteristiche del mogano, infatti è chiamato anche mogano orientale), la tastiera è in palissandro. Ha un pickup molto preciso e dal suono naturale e rotondo. Il preamplificatore è Graph-EX, con un suono acustico caldo ed equilibrato anche ad alti livelli di pressione sonora.
La comprai a Cagliari alla fine del secolo scorso, in un noto negozio di strumenti musicali, ormai chiuso, dopo che riuscii a vendere la Gibson Flying V, quando mi trasformai da rocker a cantautore.
Se non erro, la pagai 1.500.000 lire e segnò il passaggio irreversibile dai Lesbicah Hiroshima ai SRP.
Oggi penso non sia più in produzione, ma mi è capitato di vederla in vendita, usata, dalle 650,00 euro in su, fino a 1.400,00 euro.
Nel tempo ha fatto dei passaggi dal liutaio per il set-up o settaggio, ossia la messa a punto sartoriale dello strumento, che ottimizza il comfort, l’intonazione e il suono tramite la regolazione del manico, del capotasto, del ponte e l’action.
Ha cambiato il mio modo di suonare, dall’elettrico all’acustico, e pure il mio modo di comporre musica.
L’acquistai con una custodia rigida Yamaha: ci rimasi male quando il venditore mi disse che non aveva custodie Takamine.
L’etichetta o cartiglio all’interno della buca, la carta d’identità, non ricordo quando l’ho smarrita, ma la riconosco anche senza documenti.

Fin qui il falso, non del tutto, ricordo.
In realtà la chitarra la provai nel negozio di Cagliari, ma poi la acquistai scontata nel negozio di strumenti musicali di Salvatore Musio a Samassi, il fratello di Monsieur il mago.
Ho trovato ora la prova della veridicità di questa affermazione, perché aprendo ora la custodia è saltato fuori lo scontrino datato 30/11/1996 e la dicitura “custodia omaggio”. C’è pure la garanzia, la tracciabilità, e il modello vero è EF261S-AN. Era in atto la svendita per chiusura attività. Ero indeciso tra quella e una Ovation.
Quindi, a proposito di falsi ricordi, è la mia chitarra di fiducia da quasi 30 anni.
Se non avessi trovato la ricevuta fiscale avrei giurato di averla comprata da Dal Maso a Cagliari e di averci pure litigato (Teresa mi ha detto che il litigio reale avvenne quando acquistai la Flying V).
Sul suono della chitarra amplificata ho ricevuto spesso i complimenti da parte dei fonici che stavano dietro al mixer, uno dei quali Guttuso, ma non quello ancora da autenticare.
Suonata in acustico ha un bel suono, ma avendo una cassa armonica piccola — la cassa armonica è composta dalle fasce, dal fondo e dalla tavola armonica, e ha la funzione di sostenere e amplificare il suono delle corde —, il volume è basso, comunque sufficiente per le mie prove solitarie nell’ambiente al piano seminterrato (basement rehearsal). La Takamine, abbinata alla pedaliera ZOOM AC3 e all’amplificatore BOSS Acoustic Singer Live LT, mi permette di provare in maniera professionale. Per comporre, invece, suono esclusivamente in acustico, con la chitarra sulla coscia, davanti alla scrivania del piccolo studio.
All’inizio la tecnica del fingerpicking era avvilente: il pollice andava da una parte, le dita dall’altra, inceppamenti ogni due battute, e io lì a bestemmiare. Poi, con l’esercizio, il pollice ha smesso di essere ostile, le dita hanno trovato il loro spazio e i pattern non troppo complessi sono divenuti naturali e spontanei. Certo, la chitarra non ha preso a suonare come un’orchestra, come nel caso di Tommy Emmanuel, ma ho raggiunto il livello a cui ambivo, ossia la sufficienza per accompagnare dignitosamente le parole.
Oltre una decina d’anni dopo pensai anche a una semiacustica con corde in nylon, ambivo a una Godin, me la fece provare Gesuino Deiana dei Cordas et Cannas a Mamoiada, ma era al di sopra della mia portata, così optai per una Epiphone acquistata usata da un insegnate di chitarra classica di un Conservatorio siciliano (così mi disse al telefono e decisi di credergli dopo aver condotto il discorso su aspetti tecnico-musicali che solo un musicista vero poteva sostenere). La pagai 650,00 euro, ma aggiungo un forse. Solo nel 2023 mi decisi a farle eseguire un grosso e delicato intervento al manico dal liutaio, quello sempre lo stesso, Riccardo Mudu di Ussana, per abbassare l’action, perché era veramente difficilissima da suonare.
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