_NON CREDERE CHE VADA BENE COSÌ

NON CREDERE CHE VADA BENE COSÌ

“Don’t think twice, it’s all right” è un brano di Bob Dylan del 1962, incluso nell’album The Freewheelin’ Bob Dylan del 1963.
La canzone, spiccatamente country, musicalmente si ispira (è un eufemismo) a un brano del folksinger Paul Clayton. Se non fosse che Dylan ha preso anche alcune strofe, quasi integralmente, potremmo dire che Clayton aveva a sua volta basato la sua composizione su una vecchia ballata popolare di pubblico dominio.
Da sempre Dylan cantando mischia le problematiche del suo tempo e la propria solitudine, come se fossero la medesima cosa. Il suo riferimento, per lo meno agli inizi, era Woodie Guthrie. Si narra che Dylan lo visitò in un ospedale del New Jersey dove Guthrie, molto malato e poverissimo, era ricoverato. Lì sbocciò un’amicizia fra mentore e allievo.
L’espressione “Don’t think twice it’s all right” può essere tradotta con: “Ma lasciamo perdere, va bene così”, oppure con “Non ci pensiamo due volte”, nel senso di “non esitiamo, lasciamo stare, lasciamo perdere”. Fernanda Pivano la rese con “Non credere proprio (due volte) che tutto vada bene”.
Ogni tanto, per esercitarmi nella scrittura, mi è capitato di tradurre alcune canzoni che ho amato, fra le quali appunto “Don’t think twice it’s all right”. Fra l’altro, quel meraviglioso arpeggio fingerpicking — che ritroviamo anche nell’Avvelenata e in altri dieci milioni di canzoni — è utilissimo come esercizio per la mano destra.
Allenando le dita con delle variazioni del giro armonico di Dylan e rimuginando sul passato ho buttato giù una strofa mia. Sarà probabilmente dovuto a una mia antica ossessione, innaffiata dalla scrittura di parole per chitarra, così ho composto una delle mie tante canzoni sul tempo che passa e l’ho intitolata provvisoriamente “Stagioni”, come quelle della vita.
Più vado avanti con l’età e più attingo dai ricordi per scrivere. Se poi non mi convincono, me li invento, lavoro con l’immaginazione. I ricordi si accumulano occupando spazi e forse è proprio per timore dei morsi che avrebbero sferrato che provai a invecchiare prima del tempo, fin da giovane.

Stagioni che passano veloci / fatte di piccoli momenti / un bambino che dal finestrino / vede gli alberi, sembran camminare / fantasmi, incontri occasionali / per leggere occorrono gli occhiali
Nell’autobus ci si stava a malapena / tutti quanti in piedi e stretti / e un cartello recitava perentorio / durante la marcia attenzione / tenersi agli appositi sogni / ciascuno coi propri bisogni
A parte le speranze dei vent’anni / basterebbe un po’ d’atarassia / un bicchiere, un brindisi alla vita / alle vite assorbite vivendo / pochi vizi e qualche passione / gli amici e almeno un amore
Poi un giorno ci si sveglia diversi / la bella estate fa cenni dal pontile / dice addio, non arrivederci / a noi falsari di ricordi / uccelli allineati sopra i fili / note disegnate sui righi

Considerando che molto spesso mi sono lasciato ispirare da Dylan, sia per le musiche che per i testi — anche se in “Stagioni” c’è l’ombra di Guccini e di Pavese —, potremmo dire che Pisu copiò da Dylan che copiò da Clayton che copiò da una ballata popolare che al mercato mio padre comprò, ma non credere che vada bene così.

Non serve a niente star seduta
e chiederti perché
se non lo sai non serve
chiederti perché
non servirà quando si sveglia il sole
guarda alla finestra, mi vedrai andare
tu sei il motivo per cui devo partire
ma non creder che vada bene così

E non serve accender la luce
quel bagliore non so cosa sia
no che non serve accender la luce
sto sul lato buio della via
ma qualcosa vorrei la facessi
in un modo qualunque, che mi fermassi
non si è mai parlato e se ci provassi
ma non creder che vada bene così

E non serve gridare il mio nome
che non hai mai provato a dire
non serve a niente gridare il mio nome
adesso non posso più sentire
imbocco una strada su cui camminare
ho avuto una donna come un grande amore
voleva l’anima, io le diedi il cuore
ma non creder che vada bene così

Ti abbraccio forte, tesoro mio
dove son diretto non posso dire
non è un arrivederci ma un addio
il mio saluto che sa di fine
non pensare che sia stato male
certo, poteva andare meglio amore
forse c’era tempo prezioso da sprecare
ma non creder che vada bene così

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