_PORPORA E GLI STUPRATORI DI FATE

PORPORA E GLI STUPRATORI DI FATE

Per molti anni si è usato dire “faccio la trans” per dire che ci si prostituiva poiché erano talmente sovrapposte e intrecciate le due esperienze che inevitabilmente l’una rimandava all’altra. Fare la trans significava esattamente quello che era concesso fare, presupponeva tutto quello che era riservato – ma non concesso – per esistere e resistere.
[“L’onesta professione” di Porpora Marcasciano]

Porpora Marcasciano, sociologa e scrittrice impegnata nella difesa dei diritti delle trans, ella stessa transessuale, scrive pressappoco che nell’esperienza trans la prostituzione era l’asse portante su cui poggiava l’esistenza, intorno alla quale ruotava tutto il resto… Era lavoro e vocazione, spettacolo e dramma, condanna, mezzo e fine, rito, regola, segno, marchio di riconoscimento.
Dall’altra parte, quella dei fruitori, c’era e c’è — dal mio punto di vista — un bisogno smisurato di trasgredire, riducendo al minimo i rimorsi di coscienza, salvando le apparenze sociali e la maschera della reputazione.
A questo proposito, nel 2000 scrissi “Jane”, una canzone che parla di una transessuale, ispirato probabilmente dalla “Princesa” di De André. Poi, nel 2019, ho avuto il piacere di incontrare e chiacchierare brevemente con Porpora Marcasciano, che in passato ha conosciuto personalmente Fernanda, la protagonista della canzone di Faber: la conobbe a Roma, proprio nella pensione dove entrambe vivevano e dove, successivamente, accadde l’aggressione alla proprietaria della pensione. Così, mi è venuta voglia di osare nuovamente e scrivere una canzone che trattasse quei temi, ma senza addentrarmi nelle fasi primarie della trasformazione, della migrazione del corpo maschile in femminile, che Porpora ha detto essere state illustrate con stupefacente efficacia e verità in “Princesa”. Una volta scritta la canzone ho pensato di intitolarla “Stupratori di fate”, in quanto intitolarla semplicemente “Porpora” mi sembrava una mancanza di rispetto nei confronti dell’autrice, dal cui libro, “L’aurora delle trans cattive”, ho strappato l’ispirazione.
Nel testo, la voce narrante, in prima persona, è quella di colui che va a letto con una transessuale, per amore, anche se il sentimento è offuscato dalle voglie inconfessabili di un uomo “normale”.
Alla fine, dopo aver fatto sentire la bozza all’autrice, siamo convenuti che il titolo giusto sarebbe stato proprio “Porpora”.

Foto di ©debora locci

Nell’intimità
del rapporto mercenario
proibizioni vere
anche se al contrario
Da quell’oblò il mondo
cosiddetto normale
appare rovesciato
superato, irreale
Immacolate bamboline
l’onesta professione
spettacolo e dramma
condanna o vocazione
Mostrami gli anfratti
del vuoto che hai colmato
i segni del vivere
il tempo che hai scordato
Dimmi se è solo
un sogno inconfessabile
se reciti una parte
un destino truccabile
Il copione ipocrita
mostra le sue falle
per sentire i seni
sulle mie spalle
[…]

©2019

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Porpora Marcasciano è una narratrice e sociologa, attivista del movimento LGBT, Presidente onorario del MIT (Movimento Identità Transessuale). Dalla fine degli anni Settanta in poi ha attraversato tutti i passaggi storici del movimento omosessuale italiano, in un percorso che dalla originaria provincia campana l’ha portata prima a Napoli, poi a Roma e infine a Bologna.
È autrice di Tra le rose e le viole – La storia e le storie di transessuali e travestiti (Manifestolibri, 2002), AntoloGaia. Sesso, genere e cultura degli anni ’70 (Il dito e la luna, 2007), Favolose narranti. Storie di transessuali (Manifestolibri, 2008), Vivere sognando e non sognare di vivere: i miei anni Settanta (Edizioni Alegre, 2015), L’aurora delle trans cattive. Storie, sguardi e vissuti della mia generazione transgender (Edizioni Alegre, 2018). Ha curato insieme a Nicoletta Poidomani Elementi di critica trans (Manifestolibri, 2010).