_RITORNO AI CONCERTI

 

Sto provando una strana sensazione, una specie di ansia mescolata a euforia e gioia.
Oggi è arrivato l’amplificatore BOSS Acoustic Singer Live LT. L’ho collegato alla Takamine e ho provato il suono, l’impatto è stato soddisfacente.
Poi ho attaccato il microfono e ho cantato timidamente “Il pescatore”. Quindi ho collegato lo ZOOM AC3 Acoustic Creator e cantato “Pianura di sale”.
Imbracciata la chitarra classica amplificata Epiphone ho eseguito “Serafina”. Forse è emozione, forse è tensione nervosa, come quando facevo il soundcheck prima di suonare dal vivo.
Ho eseguito anche “Abacrasta” ed erano alcuni anni che non la facevo, ma ricordo bene certe percezioni e turbamenti d’animo.
È come se dopo quasi dieci anni che non calco più la miseranda scena live riservata a un cantautore semi-sconosciuto, grazie all’arrivo del nuovo amplificatore combo stessi ritrovando gli stimoli per rimettermi a suonare dal vivo, ma senza pubblico e nello spazio del mio piccolo studio che da diversi anni utilizzo per le prove individuali (le mie) e le registrazioni che poi finalizza il mio caro fonico.
Con una sottile tensione mi preparo psicologicamente al concerto privato che terrò domani sera (ero stanco di emulare il giovane Leopardi chiuso in casa a farsi venire la gobba sui libri, cit.). Concerto privato sì, però senza spettatori.
Stamattina, in macchina con Marino mi è venuta voglia di inserire “Il suonatore Jones” in scaletta — la parte dei flauti la eseguirò con la tecnica del fischio —, oltre ad alcuni pezzi miei mai eseguiti dal vivo, come “Nineddu”, “Chentu canes”, “Via di scampo”, “Pin nel sentiero dei nidi di ragno”, “Lettere da Spoon River”, “Pane per amore”, “12.02.2021” e “Il partigiano di Fenoglio”.
Proporrò anche qualcosa di inedito, come “La musica che vale”, dove con un po’ di imbarazzo cito Noam Chomsky: quando l’ho scritta, per me Chomsky rappresentava ancora una sorta di bussola morale e intellettuale, poi con le rivelazioni dei documenti Epstein — non un contatto occasionale, bensì ricorrente — un pezzo di mondo è come se si fosse sfaldato e crollato inesorabilmente.
Ho buttato giù la scaletta, ma la durata complessiva è eccessiva, dovrò fare dei tagli. Mentre penso a quali canzoni sacrificare, mi è venuta voglia di inserire  “Di Barbagia”, “Canzone per Keith”, “Ali per Alice”, “Stelle cadenti”, “Epoca”, “Favola metropolitana”, “Il professore”, “Schegge”, “Passu passu” e “I cantautori”.
E “Sporco Boulevard”, “Chi col fuoco”, “Spero di non innamorarmi di te” o “Non credere che vada bene così”, almeno una delle traduzioni non andrebbe inserita in scaletta?
Credo di poter affermare, parafrasando Flaiano, che l’insuccesso mi abbia dato alla testa.

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