_ROM E SINTI

ROM E SINTI

Si presume che rom, sinti e kalé, siano originari delle regioni del nord-ovest dell’India.
In Europa e anche in Italia arrivarono tra la fine del XIV secolo e il XV secolo. Oggi si sono stanziati soprattutto nei paesi dell’Europa occidentale (Germania, Francia, Spagna, Italia).
Li chiamiamo zingari, termine che ha assunto una sfumatura dispregiativa.
Preferiamo non ricordare o non sapere che i sinti hanno esercitato l’attività del giostraio e del circense (per esempio le famiglie Orfei e Togni sono di origine sinti).
Preferiamo non ricordare o non sapere che furono perseguitati in tutti i paesi europei subendo di volta in volta pratiche di inclusione, esclusione e discriminazione.
Il nazismo riservò a rom e sinti lo stesso trattamento riservato agli ebrei, ai testimoni di Geova, agli omosessuali… Essi furono deportati in campi di concentramento. Si stima che circa 500.000 rom e sinti trovarono la morte nei campi di sterminio durante il Porajmos, termine di lingua romanì che significa “grande divoramento”, “distruzione”, “devastazione”.
Con la canzone “Rom” ho scelto di ricordare e onorare la cultura rom.
Il “tesoro grande quanto il mondo che non riuscirò a spendere mai” è una citazione di una poesia rom; la chiusa affidata alla voce narrante sul tappeto di suoni orchestrato dal maestro Vicidomini è una poesia, “Libero come la musica tzigana”, del poeta sinti-italiano Olimpio Cari.
Riguardo la terminologia, gitani e zigani sono usati anche come sinonimi (così come il termine zingaro vorrebbe razzisticamente racchiuderli tutti), ma in realtà gitano è il nome con cui sono chiamati gli zingari stanziati in Spagna, allusivo alla loro presunta origine egiziana, mentre zigano è solo uno dei nomi con cui furono designati gli zingari al loro arrivo in Europa nel tardo medioevo. Sono molteplici le etnie e i nomi che le contraddistinguono.
Rom, in lingua romanes, significa “uomo”. I rom e i sinti definiscono gagè “gli altri”, cioè coloro che non sono rom. Considerano il gagio un uomo fortemente attaccato alle cose terrene, talvolta violento, basti pensare alle varie persecuzioni attuate nei loro confronti.
I gagè, lo sappiamo, chiamano zingari i rom e pensano che siano tutti trasandati e ladri.
Detto questo, la mia canzone è chiaramente un’iperbole romantica di quella cultura e la stragrande maggioranza dei rom e dei sinti ormai è stanziale, nonostante li definiscano “nomadi”. Molte sono le donne che vediamo chiedere l’elemosina, un mezzo di sostentamento delle classi meno abbienti, ma questuare ritengo sia un lavoro, esattamente come nel caso del recupero crediti.
La Pilar che cito è presa in prestito dall’opera e dalla vita di Hemingway: personaggio di Per chi suona la campana, nonché nome della barca da pesca dello scrittore, con la quale conquistò il record per aver pescato sette marlin in una sola giornata. Pilar inevitabilmente rimanda a due donne presenti in “Sally” di De André e Bubola, pezzo confuso per favoletta ma in realtà viaggio fra la miseria umana: Pilar del mare e Pilar dei meli, due prostitute eroinomani, ma lì pare si riferissero a Pilar Carnera di García Márquez; oltretutto, il villaggio Macondo viene spesso visitato dagli zingari…
La canzone “Rom” è stata inclusa nel disco Girotondo, in rappresentanza della categoria degli esclusi dalle società odierne.
In precedenza, nel 2000, scrissi un’altra canzone che affrontava questo tema: si intitola “Una zingara sui vent’anni”. Prendeva spunto dalla lettura della mano che mi fece una giovane rom e dall’essersi avverato, nell’arco di una giornata e quasi perfettamente, il suo presagio. Naturalmente inquadro tali eventi fra le circostanze fortuite, ma ciò mi fece pensare.

Una casa grande quanto il mondo

intagliata nel sangue del tramonto

una cicatrice di dolore

dice la paura

in un eterno migrare

come una magnifica fortuna