_SPOON RIVER E DINTORNI

SPOON RIVER E DINTORNI

Verso metà anni novanta scrissi una serie di canzoni ispirate a L’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, tante da riempire un album a tema. Quelle canzoni probabilmente non le pubblicherò mai, perché se lo facessi dovrei confrontarmi con almeno due autori enormi, e il confronto sarebbe impietoso. O forse, chissà che non ne inserisca qualcuna qua e là negli eventuali lavori futuri, così da non destare troppa indignazione.
Ricordo con affetto l’insegnate di italiano che alle scuole superiori ci fece leggere alcuni brani de L’antologia di Spoon River e altra poesia, aprendomi così una finestra sul mondo dei poeti americani. Sarà per via dell’innamoramento post adolescenziale per la professoressa, ma quel libro non lo avrei più abbandonato: è sempre lì sul comodino e lo rileggo ogni paio d’anni.
“La ballata di Spoon River” è la prima canzone liberamente ispirata a L’antologia di Masters, il principio di quella serie; ho finito per limarla in almeno venticinque anni, per rendermi conto alla fine che forse è troppo lunga per starci tutta in una sola canzone. Per porvi rimedio ipotizzo di dividerla in due parti: la prima in apertura e la seconda in chiusura del concept che comunque non farò mai.
Poi seguirono “Harry e la bandiera”, “Un brevetto”, “Melton il sarto” e “Rosa” (queste tratte da The New Spoon River, pubblicato da Masters nove anni dopo la famosa antologia), “Sotto il cedro” e “Le regole del gioco”.

Poi ci avvolse un sonno senza sogni

e ci ritrovammo qui, sulla collina

a due passi dalla vita, così lontana e vicina

falliti ciascuno come ha potuto

il muro d’ipocrisia abbattuto

Il lamento di Emily

la vecchia zitella, la vergine di cuore

dietro ogni maestra c’è sempre un dolore

l’adulterio di Lydia

le labbra che non negavano un bacio

per non crepare, crepare d’invidia

[…]

Qualcuna in un bordello d’infelicità

qualche altra morì di parto

di parto clandestino

e chi morte trovò fra puttane e vino

prescritta da una corte

chi colpo sbagliò

chi le vele ammainò

Le voci dei corrotti

dei ladri e degli eroi

dei figli morti in guerra

orfani che patria spezzò in altra terra

le donne sognanti che ancor mormorano

fra inganni, seduzioni e disincanti

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