_STORIE IN FORMA DI CANZONE

STORIE IN FORMA DI CANZONE

Tu sei come una pietra preziosa che viene violentemente frantumata in mille schegge per poter essere ricostruita di un materiale più duraturo di quello della vita, cioè il materiale della poesia.
(Pier Paolo Pasolini)

“Passo dopo passo” è una raccolta non casuale di passi, risalente al 2000 e rivista nel 2014.
È un testo che vorrei arrivasse con leggerezza, e allo stesso tempo che emergesse il senso profondo, che è quello del vivere. I passi di cui parlo sono quelli che fanno il cammino di uomini e donne, ma si riferiscono anche alla voce del verbo passare, riconducibile al tempo.
C’è la locuzione passu passu che, in lingua sarda, misura lo spazio fisico e lo spazio del pensiero, quell’andare piano, quella lentezza che è propria del procedere in avanti, inteso come movimento, ma anche come spazio temporale necessario per pensare, che rallenta.
E poi è vero che ognuno ha il proprio passo, che non tutti riusciamo a stare al passo altrui, o a stare semplicemente al passo con la nostra stessa vita. Passo è anche impronta, è segno sulla terra, è significato e momento di stare al mondo.
“Passo dopo passo” si nutre di cinematica e di fisica: tempo, spazio, velocità…
Quindi, fondamentalmente cerca di raccogliere la lezione calviniana sulla leggerezza, come valore anziché difetto, valore nel presente da proiettare nel futuro. Nelle lezioni americane, Italo Calvino disse «Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.»

Passano le nubi gravide
si diradano come greggi
finché il cielo si fa terso
e volteggian gli aquiloni
e passo dopo passo
e passu passu
passano

Fino a poco tempo fa immaginavo che la mia discografia sarebbe stata composta da dischi a tema, i cosiddetti concept album, da qualche live e da dischi miscellanea di canzoni sfuse. Questi ultimi mi sarebbe piaciuto intitolarli Storie in forma di canzone tomo primo, tomo secondo e così via, essendo essi parti in cui è divisa la mia piccola opera di scrittore di canzoni. “Passo dopo passo” sarebbe entrata sicuramente nel primo volume della serie.
Il titolo pensato per questi ipotetici lavori rievoca Poesia in forma di rosa di Pier Paolo Pasolini, ma è solo per via del suono e non per le parole, che non sarebbero state disposte in modo da richiamare la forma di un petalo di rosa e tanto meno di una canzone. E poi, la canzone che forma ha? Volendo trovare assonanze immaginifiche, il fiore è richiamato dal foro centrale nella cassa di risonanza della chitarra, a volte detto proprio rosone o rosa.
Ho usato il verbo immaginare, transitivo, col tempo verbale imperfetto, che si usa per esprimere un’azione passata abituale o ripetuta, o per esprimerne una in un momento preciso che non si è conclusa. Però, effettivamente non so se l’immaginare quella discografia possa avere risvolti reali in futuro, nonostante resti il fatto che oggi sia un cantautore che ha pubblicato il primo tomo già un po’ di tempo fa, nel 2013.
Nel libriccino di Storie in forma di canzone inserii una nota: «Questo lavoro, interamente autoprodotto, è costituito da tredici canzoni scritte fra il 1994 e il 2012. Si tratta di tredici storie raccontate in forma di canzone, ossia con una musica e una melodia cantata. Al di là dei contenuti “lirici” (metto tra virgolette in quanto etimologicamente significa poesia che si accompagna con la lira, e sono del parere che la poesia sia altra cosa rispetto al testo di una canzone), le musiche rudimentali da me composte con la chitarra sono state vestite, colorate e sapientemente suonate da amici musicisti che ho la fortuna di conoscere e di non dover pagare. Quindi, se ci fossero dei meriti sui risultati tecnici musicali espressivi emotivi di queste canzoni, andrebbero in gran parte a loro, assieme alla mia gratitudine e riconoscenza. Così dicasi per gli altri aspetti legati alla produzione del disco. Immensa gratitudine va poi al produttore esecutivo, che si è fatto veramente il mazzo e mi ha sopportato per circa sei mesi fuori e dentro lo studio di registrazione, appiccicato come una zecca e carico di dubbi e insicurezze. E infine grazie di cuore a Jacopo per la supervisione del lavoro e l’enorme disponibilità.»
Quell’album nacque male, fondamentalmente perché non disponevo di risorse economiche per produrlo degnamente. Mi vennero in soccorso un bel po’ di amici e, d’altronde, l’esordio, Abacrasta e dintorni, faceva ben sperare.
La pre-produzione fu fatta in fretta, così come la scelta delle canzoni, ripescando in qualche caso registrazioni precedenti, per parsimonia o pigrizia. Mi fu di grande aiuto Roberto Corda, oggi ingegnere del suono, nonché Jacopo Vannini, il co-produttore di Abacrasta e dintorni. Però, al termine del lavoro, il mastering berlinese finì per restituire un prodotto quasi piatto e insoddisfacente anche per l’esperienza e le aspettative che avevo allora.
Un disco fotografa lo stato dell’arte in un certo momento, lo fissa e documenta. Parafrasando Gianmaria Testa, l’importante è non vergognarsene anni dopo e a me è capitato un po’ proprio con Storie in forma di canzone. Forse è uno dei motivi per cui successivamente ho pubblicato Canzoni sparse, per pareggiare la delusione delle cose tralasciate, lasciate lì, abbandonate, compensandola con canzoni ripescate come paralipomeni.
Tornando all’oggi, ho materiale a sufficienza, e addirittura l’imbarazzo della scelta, per realizzare un nuovo album, che diverrebbe il mio sesto lavoro discografico, ma ritengo che già abbia strafatto a pubblicarne cinque, per via della condizione di quasi anonimato in cui verso. Per questo, eviterò di farlo. Sarebbe invece sensato se in futuro, per far sfogare la mia esigenza artistica, mi limitassi a sfornare ogni tanto qualche canzone, senza troppi progetti, accantonando i vari Storie in forma di canzone – tomo secondo, decimo, tredicesimo, etc.
Immaginare ed essere sono due cose diverse, ma penso realmente di essere un cantautore e non sempre la sensatezza mi contraddistingue dal resto dei cantanti di musica più o meno leggera.
Se è corretto dire che Canzoni sparse è nato per compensare il rincrescimento per Storie in forma di canzone, è pur vero che nella grafica interna del CD le parole delle canzoni sono state disposte da Carlo Murtas in modo da richiamare la forma di una chitarra, con buona pace di tutti, compresi i cantautori. E allora, possiamo dire che la canzone, talvolta, può avere la forma di una chitarra.

Pessimo passista, cantautore
fabbro di musica e parole
reazione il tuo passo leggero
al peso di vivere
e passo dopo passo
e passo dopo passo
passerai