“Harry e la bandiera” è liberamente ispirata al capolavoro poetico-letterario di Edgar Lee Masters: L’Antologia di Spoon River (1914/15).
L’epitaffio in questione è ‘Harry Wilmans’.
Fu musicato nell’immediato dopoguerra dal compositore Mario Peragallo, nella traduzione italiana di Fernanda Pivano, con la forma del madrigale scenico per soli coro e orchestra. Il musicista omise quattro versi, ritenendoli probabilmente troppo forti per il pubblico dell’epoca.
Fabrizio De André non ha incluso Wilmans fra i personaggi di Non al denaro non all’amore né al cielo, ma sembra averlo voluto ricordare quando ha cantato dei figli della guerra le cui spoglie furono rimandate a casa avvolte nelle bandiere, legate strette perché sembrassero intere. Strofa che da sola contiene enorme poesia e bellezza.
Con questa mia canzone, che è quindi un’altra umile trasposizione inter-semiotica di Spoon River, ho voluto raccontare il mio rifiuto della guerra e di tutta la retorica a essa correlata.
Per la cronaca, Harry Wilmans finisce ammazzato in un campo di battaglia nelle Filippine (1899-1902), allora una colonia spagnola dove gli americani avevano da poco combattuto, nel contesto della più generale guerra ispano-americana. Come nel passato e, ahimè, nel presente, questa guerra non aveva alcuna giustificazione se non il desiderio di conquistare nuovi territori — una volta conquistato il West e giunti al Pacifico — e di affermarsi come una grande potenza mondiale assieme ai paesi europei.
Io sono per l’abolizione delle bandiere, ma soprattutto dello strumento obsoleto, esiziale e inutile della guerra.
Per la realizzazione del brano, coprodotto con Roberto Corda, e la costruzione del suono è stato decisivo il musicista Mauro Clerici (Blues Wolves e altri progetti).
