“Annamé” secondo Athos Enrile di MAT2020

“Annamé” arriva come un racconto che attraversa due terre e due immaginari. La canzone nasce da una suggestione letteraria, quella del romanzo Annamé. La madre dei pozzi di Giuseppe Cristaldi, dove la figura femminile diventa simbolo di resistenza e fragilità. È una storia che affonda nel Salento e che richiama quelle pagine in cui Natalia Ginzburg, già nel dopoguerra, descriveva il cammino delle donne con una sincerità che non cercava attenuanti. Pozzi reali e metaforici, luoghi di fatica e di passaggio, punti in cui la vita si spezza e riparte.
Nicola Pisu raccoglie questo immaginario e lo porta dentro un paesaggio sonoro sardo, asciutto e intenso. “Annamé” attraversa il romanzo, ne conserva la forza ruvida, la dignità che non chiede permesso, la capacità di trasformare una ferita in voce. La narrazione di Teresa Furcas accompagna il brano come un filo che tiene insieme memoria e presente, mentre l’arrangiamento di Pisu lavora per sottrazione e lascia emergere il carattere della storia senza sovrastrutture.
Il risultato è una canzone che unisce due Sud diversi e allo stesso tempo vicini, due modi di raccontare la stessa tenacia. Una figura che nasce dalla pagina e trova un’altra forma nella musica, mantenendo intatta la sua verità.

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